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DALLE LETTERE...

Adesso mi trovo nello stato di grazia e non sono sicuro di esserlo nell’eventuale vita futura, di essere fedele alle promesse fatte a Dio.

Franciszek

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Quale era l’oratorio di Poznan?



      Il numero più grande dei ragazzi arrivava a 310, allo stesso tempo è diminuito il numero dei piccoli birichini vagabondi per le strade di Poznan, i quali in Via Wroniecka trovavano ogni giorno assistenza, divertimento, e varie gare. Nei giorni liberi dalla scuola andavano fuori città, dove trascorrevano il tempo con giochi, divertimenti, “manovre di guerra”, gite in bici, e durante le vacanze alle colonie. Organizzavano allegre serate con il falò per la gente di zona. Durante le messe domenicali eseguivano canti religiosi imparati all’oratorio, anche a quattro voci. Nel tempo della mietitura del grano aiutavano i contadini. In modo dinamico funzionava il gruppo artistico – teatrale e il coro maschile. Le rappresentazioni animavano ed organizzavano i giovani appartenenti ai “Cinque di Poznan”.
      Czesio frequenta Oratorio dal 10 anno di vita.
      Edzio Kaźmierski come allievo delle elementari si è iscritto all’Oratorio, di cui scriveva nel suo diario: „In realtà ho due case: una in Via Łąkowa, e seconda in via Wroniecka 9. È pure difficile dire dove trascorro più tempo. Oggi per es. sono stato in Via Wroniecka tre volte: in mattina, dopo mezzogiorno a confessarmi e nella serata alla riunione della Compagnia di s. G. Bosco. Si deve ammettere che i salesiani curano non solo le nostre anime, ma anche i corpi.”.
      Franek frequentava l’Oratorio dal 13 anno di vita; ci veniva volentieri per pregare e giocare con i colleghi.
      Edward Klinik come allievo delle elementari ha incominciato a frequentare l’Oratorio, un posto pieno di vita, di giochi, d’allegria e di pace.
      Jarek aveva 10 anni, quando per la prima volta ha varcato la soglia dell’Oratorio; lo considerava come seconda sua casa famigliare, non solo vi trascorreva ben il tempo ma partecipava alle gite, alle colonie estive ed alle gare sportive.

ORATORIO – IL NUCLEO DELLA VITA CRISTIANA

      Il patrimonio di don Bosco, che dall’inizio puntava fortemente sulla formazione nei giovani dei comportamenti della fede e della devozione, fu trasmesso fedelmente dai salesiani di Via Wroniecka alle masse di ragazzi che vi si radunavano. I più impegnati, radunati nelle compagnie del Santissimo Sacramento, dell’Immacolata, di Don Bosco, nei cori, nell’Associazione Missionaria, attiravano gli altri organizzando delle accademie, incontri serali, curando le liturgie festive. Stimolavano alla frequente confessione e alla Comunione. Formavano i loro caratteri sotto l’occhio delle guide spirituali, preparandosi cosi ad affrontare le difficoltà della vita adulta. Franek voleva diventare salesiano, ma glielo impedisse la guerra.
      „I Cinque” formavano un gruppo d’animatori che si distingueva nel campo liturgico. Malgrado sempre crescente il terrore dell’occupazione e degli arresti massicci si radunavano sempre all’oratorio alle Messe, cantando nel coro, e dopo la chiusura della chiesa e degli spazi dell’oratorio si trasferirono in un altro quartiere e fino alla fine cantavano insieme con altri coristi in chiese di Poznan, ancora aperte. Questa era la causa immediata del loro arresto.
      Le testimonianze dalle carceri dicono chiaramente che la loro fede formata all’Oratorio faceva d’appoggio e da unica fuga in confronto alle situazioni che li aspettavano.
      Confessavano la loro fede coraggiosamente, non guardando alle vessazioni e sofferenze che a causa di fede subivano.
      Pia preghiera, il cantare dei canti religiosi gli faceva animo. Scrivevano dalla memoria le novene registrati in mente nel tempo di tanti anni, le litanie, preparandosi alle feste cosi come lo facevano all’Oratorio.
      La felicità più grande prima della morte fu per loro la possibilità di poter confessarsi e poi ricevere la Comunione, la quale gli dava la sicurezza, che Dio, a cui erano fedeli li prende da se.

SOTTO IL MANTO DELL’AUSILIATRICE

      Fervente, figliale devozione a Maria Ausiliatrice, venerata nella chiesa a Wroniecka, caratterizzava tutti “I Cinque”. Czesio per motivo del suo zelo fu eletto presidente della Compagnia dell’Immacolata. A 16 anni, assieme a Edzio Kaźmierski, hanno fatto il pellegrinaggio a piedi a Częstochowa, per ringraziare per la fine della scuola e per pregare delle indicazioni sulla strada della vita futura. Edward Klinik, che ha studiato nella scuola ad Oświęcim, fu eletto presidente della Sodalicia Mariana. Franek mandò dalla prigione il suo più gran tesoro – il rosario, con cui fino alla morte pregava sua madre. A Jarek durante la prima revisione personale a Forte VII un gestapo tolse il rosario e lo buttò nel cestino. Il ragazzo sfruttando la distrazione delle guardie lo tirò fuori, rischiando cosi nuove torture. A Spandau gli tolsero il rosario, quindi pregava con un rosario fatto dal pane. “I Cinque” arrestati alla fine di settembre, in ottobre organizzarono nella prigione un rosario comunitario, cosi com’era all’Oratorio. Nelle lettere e negli scritti segreti dal carcere si ripete sempre il nome di Maria „Madre, sii tranquilla... so, che Colei alla cui mi sono affidato, diventando il suo cavaliere, veglia su di me e non mi lascia mai(...) ”; „(…)ho sempre con me il tuo rosario ( se questo sarà possibile più tardi, ne dubito), perché so, come disse don Bosco, che questa è la più efficace preghiera”.
      La consapevolezza, che muoiono il 24 del mese fu per loro un segno evidente della cura dell’Ausiliatrice: „ È giunto il momento del congedo con voi e proprio nel giorno di 24 agosto, il giorno di Maria.”; „...Proprio oggi, cioè il 24, nel giorno d’Ausiliatrice ho ricevuto le vostre lettere, mi viene lasciare il mondo(...) so che Maria Ausiliatrice che ho venerato per tutta la vita mi ottiene il perdono da Gesù. Mamma carissima, dona il tuo dolore alla Maria Dolorosa, e Lei ti calmi il tuo cuore addolorato(...)”; „Oh, ringraziate Clementissimo Salvatore perché non ci ha preso impreparati da questo mondo, ma dopo la penitenza, muniti dal Corpo di Gesù nel giorno di Maria Ausiliatrice (...)”; „come non posso rallegrarmi, che vado dal Signore e dalla mia Mamma Santissima munito di Corpo di Gesù. Fino all’ultimo momento Maria fu mia Madre.”; „(...) Ti prego una cosa sola, i sentimenti in ogni momento della tua vita affidali solo a Gesù e Maria, perché presso di Loro trovi placamento.”.

„NEL NOSTRO ORATORIO UNA PARTITA SEGUE L’ALTRA”, vale a dire L’EDUCAZIONE ATTRAVERSO LO SPORT

      Sul piccolo campo a Wroniecka a calcio ed in altri giochi all’aperto giocava spesso più di 60 ragazzi. 4 tavoli da tennis, biliardi, e tanti vari giochi attiravano i giovani, che prendevano parte delle infinite gare sportive e nei concorsi.
      Sezione di tennis, formata da 14 squadre, divise in classi A, B,C, aveva ottimi risultati, perché su 15 partite con le squadre di KSM (Associazione Cattolica dei Giovani) oratoriani vinsero 13 incontri, pareggiarono con la squadra di ZHP (gli scout) 3:3, e con 5 squadre scolastiche vinsero 5:0. Le vittorie riportate stimolavano i ragazzi ad un allenamento regolare.
      Sui nostri “Cinque” prima di diventare animatori della vita sportiva cosi scriveva Edzio Kaźmierski: „Nell’Oratorio una partita segue l’altra. Le palline da tennis volano nell’aria come rondini bianche. Non mi vanto, ma in questa disciplina siamo bravi. Nelle partite fatte a gennaio abbiamo stravolto tutti gli avversari (...).
(...) Anche se tanto tempo ho dedicato alle Olimpiadi [1936 a Berlino], non ho dimenticato l’oratorio. Sei volte sono stato a Wroniecka alla Messa, quattro volte ho partecipato alle gare sportive (...)”

„PIÙ GIOIA È NEL DARE CHE NEL PRENDERE” /Atti 20,35/

      Ognuno dei “Cinque” si è incontrato con l’Oratorio mentre frequentava le elementari. L’inizio dello studio nel ginnasio oppure assunzione al lavoro non ha indebolito questo contatto. A misura delle loro possibilità correvano sempre a Wroniecka per sempre di più non solo partecipare ai giochi, ai divertimenti, alle funzioni, ma per organizzarle ed animarle. Si è ripetuta la storia del Valdocco, dove i primi salesiani provenivano dai giovani legati e cresciuti nell’Oratorio. Fermi nella fede, innamorati in don Bosco, avendo stima fra i più giovani colleghi, sono diventati animatori della vita religiosa, culturale, e sportiva nell’esuberante di vita oratorio salesiano.

POLONIA, LA MIA PATRIA

      Il pensiero di don Bosco che penetrava ogni attività di educare i ragazzi come buoni cristiani ed onesti cittadini, fu motore dell’educazione patriottica, coltivata nell’Oratorio. Don Musielak, gran patriota, il tutore dei „Cinque”, disse di loro, che „fino alla fine rimasero fedeli a Dio ed alla Patria”.
      Nell’Oratorio erano organizzate accademie in occasione delle feste nazionali, attorno al fuoco cantavano ed insegnavano canti di soldati e patriottici.
      01 settembre 1939 „I Cinque” vennero all’Oratorio per consigliarsi che cosa fare in questa situazione? Sono arrivate da loro le notizie che migliaia di giovani, per difendere la Patria, s’iscrivono da volontari all’esercito. (...) loro pure – come polacchi ed impegnati e consapevoli cattolici – volevano difendere la loro Patria e la loro fede. Solo Czesiu ha ricevuto l’uniforme e l’arma, la mancanza dell’equipaggio fece che il resto andava dietro l’esercito, non perdendo la speranza, che fra poco avrebbero ricevuto l’arma. Il 12 settembre dopo la caduta del contrattacco sotto il fiume Bzura, tutti i cinque sono stati presi prigionieri dai tedeschi, solo essendo nei pressi di Kutno sono riusciti a scappare e raggiungere Poznan.
      Nonostante gli arresti dei salesiani, le minacce degli arresti e delle fucilazioni dei polacchi, si riunivano dopo il lavoro nell’Oratorio specialmente in compagnia del coro maschile dei giovani sotto la direzione di Stefan Stuligrosz. Rischiando cantavano nelle chiese di Poznan ancora non chiuse, organizzavano delle scappate fuori la città nei giorni liberi dal lavoro, si curavano dei più giovani colleghi. I tedeschi procedendo verso l’eliminazione della vita religiosa si accorsero dell’attività’ di questo coro e incominciarono gli arresti sotto l’accusa dell’appartenenza all’illegale associazione che colpiva nella sicurezza della Reich tedesca.
      Gli interrogatori – le torture e poi tutte le sofferenze della prigione sopportavano coraggiosamente, spiegando agli altri che esse erano cosi fruttuosi per la Patria come la lotta sul fronte.
      Accusati dell’alto tradimento, come ventiduenni prigionieri politici furono condannati a morte.

AMICI PER IL BENE E PER IL MALE

      Parliamo di loro “I Cinque di Poznan” oppure come scrisse don Musielak: „I Cinque eroi”. Nonostante che provenivano da vari ambienti, da varie case, lavoravano in diversi posti, ma non si può dividerli. Che cosa li legava cosi fortemente che pensando ad uno di loro allo stesso tempo pensiamo a tutti insiemi? L’esperienza della loro amicizia fu posta sull’unità degli ideali, delle convinzioni religiose, degli interessi, nel comune divertimento e lavoro nell’Oratorio dove li attirava lo spirito salesiano.
      Durante gli arresti a Forte VII si ritrovarono velocemente, stavano insieme per quanto ciò era possibile, e quando gli divisero nelle diverse celle, si vedevano solo nel cortile ed allora si scambiavano la stretta di mano, i fogliettini invitanti alle pratiche comuni, cosi come all’oratorio; „nelle passeggiate sempre le stesse facce (...) fino al giorno quando cambiarono il posto della nostra libera ora. Oh Dio, quale gioia hai effuso nel mio cuore. Ho visto la faccia di Jaroch. 13 febbraio 1941 (...) arrivarono tanti nuovi nel nostro reparto. Tra loro si trovava pure Jaroch. Ora non c’ero come „un pino isolato”. Almeno si riunirono i nostri sguardi, come si sentisse meglio e più allegra la mia anima (...)”
      „Ci vediamo con Edzio Klinik e Czesio. Ogni giorno parlo con Czesio durante la passeggiata. Delle volte corre da noi. E con Edzio Kaźmierski siamo noi che andiamo da lui, perché qui cosi si può fare. La sera apriamo le finestre e parliamo attraverso i gesti o con l’alfabeto fatto di carta (...)”
      „Al Natale si preparavano con la novena salesiana (...) uno di loro la ricompose dalla memoria e trascrisse sui pezzi di carta(...).
      La (novena) celebreremo allo stesso tempo come all’ultima volta(...)”
      „(...) Penso che Mamma conoscerà la mamma di mio Stefek, siccome tra noi esiste un puro vincolo fraterno, il suo e la mia gioia e le sofferenze sono a noi comuni (...)”
      „Mi dispiace un po’ perché tutti i miei amici sono in un’altra prigione ma ho ricevuto da loro la conferma sull’aiuto di preghiera in intenzioni della salute di nostra amatissima Mamma(...)”
      „oltre a ciò abbiamo questa gran gioia che prima della morte ci possiamo vedere tutti. Tutti i colleghi ci trovano insieme in una cella.”.

ESERCIZI IN CARCERE

      La prova che significa „la conoscenza in profondità” – attraverso la situazione della sofferenza – che cosa siamo veramente. La conoscenza di se come una creatura. Ciò può significare il toccare del fondo, ma può anche essere l’occasione per incominciare a vivere in verità riguardo a se stesso. Quando questo toccamento del fondo entra nella vita d’uomo, lui si trova davanti alle varie strade: una disperazione sempre più grande, sempre più realistico l’accordo con la sofferenza o il trattenimento sulla superficie che non permette ad arrivare fino alla conoscenza di se e della conquista di una vera esperienza che conduceva alla maturità. Le esperienze gloriose e dolorose formano il tessuto dell’unica esperienza della vita, che si conquista attraverso la sofferenza e la vittoria. Quando si accetta la propria creazione e debolezza, allora si guadagna sulla forza.
      Sotto questa luce vediamo frammenti delle lettere e degli scritti segreti scritti dalle prigioni dai nostri ‘Cinque:
      „ Nessuno avrebbe creduto, che i ragazzi all’età’ di 18-23 anni, ai quali fu tolto un gran tesoro – la libertà, sanno con tale serenità, con un totale affidamento alla volontà di Dio sopportare una sorte cosi triste.(...)”
      „Sono solo. Non si può parlare con nessuno, lamentarsi davanti a nessuno. Oh Dio, perché mi hai sperimentato cosi fortemente? (...) perché hai imposto cosi gran croce sulle mie braccia? Figlio, non disperare e non cercare una consolazione umana(... ) guardami. Incaricato con l’albero della croce a causa dell’amore per te andavo verso la Golgota (...) restituiscimi solo un amore in cambio dell’amore(...) O, Dio ho peccato tanto. Buttandomi in ginocchio oggi Ti posso chiedere la misericordia, il perdono e la penitenza” /Klinik/.
      „Credo sempre in Buon Dio” /Wojciechowski/.
      „Grazie a Dio che non a Wronki, anche se non esiste un male che non finisca con il bene. Li ho conosciuto me stesso e mi sono accorto quanto mi manca per essere un buon figlio di don Bosco, piacevole a Dio, utile ai prossimi e una vera consolazione della famiglia(...)” /Kaźmierski/.
      „A Wronki, trovandomi in una cella singola, ho avuto il tempo di approfondire me stesso, lì ho trovato l’accordo con la mia anima. Lì ho capito che facevo male. E li ho deciso di vivere diversamente, cosi come ci ha comandato don Bosco, vivere per piacere a Dio e a sua Madre” /Kęsy/
      „È vero che anche per noi arrivano dei momenti difficili, un dubbio che vuole abbracciarci, vuole indebolire la nostra fede e fiducia. Allora i sospiri rivolti al Padre Onnipotente e Rifugio dei Peccatori portano non solo una calma immediata, ma moltiplicano la nostra fede e la fiducia (...) Quale forza è questa nostra fede! Ci sono qui persone che non credono in niente. Com’ è terribile per loro questa prigionia. Vi si sente solo bestemmie e maledizioni. E da questi che hanno la fede – la tranquillità, e al posto delle bestemmie, sincera allegria (...).
      (...) E siamo sicuri che Dio voleva la nostra prigionia per guarirci dai nostri vizi. Oh, grazie a Lui! /Kaźmierski/
      „... non ho mai perso la fede e la fiducia, al contrario, perfino si è rafforzata in me(...) Dio ci dà le forze per combattere queste difficoltà e rafforzare la mia anima. Delle volte sembra che Dio ci ha lasciato, oh no. Egli non ci ha lasciati. Egli solamente ci sperimenta e ci prova.” /Kęsy/
      „Quanta gioia mi ha portato l’affermazione Tua sulla dimenticanza e sul perdono per me di tutte le offese, i rancori, perché qui sto vivendo i miei esercizi spirituali, forse unici nella mia vita, nei quali medito non solo la vita passata, ma rifletto sulla mia vita futura sulla terra come fuori la tomba. Ma avrò ancora una simile occasione? Ne dubito(...)” /Wojciechowski/

DIREZIONE: IL CIELO!

      Don Bosco, di cui si parla che alla domanda: ”Dove Lei sta andando?”, rispose: „vado in cielo”, ogni mese preparava i suoi figli ed allievi al confronto finale con Dio attraverso “l’esercizio di buona morte”. Tanti dei sogni di don Bosco si riferivano al cielo e tante buone notti dedicò al tema di “giardini salesiani" dove c’incontriamo. I Cinque di Poznan avevano quest’affermazione scolpita nella memoria e nel cuore.

Che cosa scrivono nelle sue ultime lettere sulla terra?

      „(...) Proprio oggi, cioè il 24 agosto, nel giorno di Maria Ausiliatrice mi spetta di lasciare questo mondo. Vi dico, miei cari, che con gioia me ne vado nell’aldilà, più di quanto sperimenterei la gioia d’una eventuale liberazione. Un momento fa mi sono confessato e fra poco riceverò la Comunione nel cuore(...) Io pregherò per Voi e invocherò la benedizione di Dio perché possiamo una volta incontrarci tutti insiemi in cielo. Arrivederci nel cielo”. / Czesław Jóźwiak/
      „(...) Riconciliato con la sua Santissima Volontà scendo fra poco da questo mondo. Tuttavia Egli così buono ci perdona (...). Arrivederci nel cielo.”. /Edek Kaźmierski/.
      „... Oh, quanta gioia per me che già scendo da questo mondo e così dovrebbero morire tutti. Proprio un momento fa ho fatto la confessione, fra poco riceverò il Santissimo Sacramento. Buon Dio mi prende da se. Non mi dispiace che all’età’così giovane scendo da questo mondo. Ora sono nello stato di grazia e non lo so se più tardi sarei fedele alle mie promesse (...). Vado al cielo, arrivederci. Lì nel cielo pregherò Dio...” / Franek Kęsy/
      „... com’è strana la volontà di Gesù che mi porta via da se, ma come sarà felice per me il momento in cui dovrò lasciare la terra. Come posso non rallegrami che vado dal Signore e dalla mia Mamma Santissima, munito del corpo di Gesù (...)fino all’ultimo momento vado tranquillamente con la mia forte fede nel cuore all’eternità’, perché non si sa che cosa mi aspetterebbe qui sulla terra (...) Arrivederci nel cielo con Mamma, Gesù e s. Giovanni Bosco. Ho capito la mia vita precisamente, ho conosciuto la vocazione della vita e mi rallegro che nel cielo posso ricompensare...”. /Edek Klinik/
      „... Pensa, che vera felicità! Vado via unito a Gesù con la Comunione (...), La offro per te e per me con questa speranza, che tutta la nostra famiglia senza eccezioni sarà felice là, Su (...). Vado di già e vi aspetto lì in cielo con Mamma amatissima(...)” /Jarek Wojciechowski/.


EDWARD KLINIK
(1919 - 1942)


EDWARD KLINIK
  • Figlio del fabbro ferraio;
  • Aveva due fratelli. Sua sorella più grande diventò Suora di s. Ursula;
  • Frequentava la scuola di Oświęcim, vi fu presidente del Consiglio degli allievi;
  • Fu studente normale, in media, ma con la gentilezza e la premura trovava stima ed amicizia dei colleghi;
  • Presidente della Sodalicia Mariana;
  • Attore dell'oratorio, cantava nel coro;
  • Durante l'occupazione lavorava nella ditta d'edilizia;
  • Come primo dei "Cinque" fu arrestato a 20 anni;
  • In prigione compilò un piccolo libro di preghiera (48 pp.) con il quale pregava lui stesso ed i suoi colleghi;
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